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Dott.ssa Adele Tripodi
Nutrizionista
Specialista in Scienza dell'Alimentazione
 
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Adipometro

Tecnologia a ultrasuoni
per la determinazione
della composizione corporea.

Il peso non e' l'unico indicatore di salute.
E' necessario valutare la composizione corporea, ad esempio un atleta con massa muscolare rilevante potrebbe rientrare
nella fascia sovrappeso.
Un individuo, invece, che rientra nei valori normali, potrebbe essere in sovrappeso o obeso in relazione alla percentuale
eccessiva di grasso corporeo.
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A Tutta Dieta News
Integrale: sinonimo di salubrità o questione di marketing?
22-11-2019

La continua ricerca da parte dei consumatori di alimenti sani ha fatto si che gli alimenti integrali entrassero nel business del benessere e della salute a tavola. L’integrale a differenza di altri prodotti definiti sulla carta come miracolosi, è davvero un ottimo aiuto per la salute, essendo ricco di fibre e poco processato.

Il consumo di cereali integrali è stato correlato ad una significativa diminuzione dei fattori di rischio per malattie cardiovascolari, grazie all'abbassamento dei livelli del colesterolo LDL (colesterolo cattivo) e dei trigliceridi, che si traduce in una riduzione delle patologie coronariche.

Il consumo di cereali integrali tende ad essere anche inversamente proporzionale all'incidenza di altre malattie, come l'ipertensione, il diabete mellito tipo 2 e l'obesità (anch'essi fattori di rischio cardiovascolare).

Maggiore è la somiglianza del cereale alla sua forma naturale, migliore è l'impatto sul metabolismo umano.

Purtroppo, però, in Italia c’è un’enorme lacuna normativa, non esiste una percentuale minima di materia prima integrale obbligatoria per definire “integrale” un prodotto, di conseguenza le aziende possono scrivere la magica parola su un prodotto che in realtà non contiene farina di tipo esclusivamente integrale, ma anche farine raffinate che non hanno le stesse proprietà.

Per enfatizzare le presunte proprietà di questi alimenti i produttori spesso indicano in etichetta la percentuale di farina integrale sul totale, ma omettono la percentuale delle farine raffinate, ponendo così sotto gli occhi del consumatore solo il dato positivo della presenza di ingredienti integrali.

Altro escamotage adottato per conferire gusto e per aumentare la percezione di trovarsi di fronte ad un alimento salubre, consiste nell’aggiunta tra gli ingredienti di crusca o cruschello di frumento che sono in grado di conferire un aspetto “integrale” anche ad una farina raffinata e che spesso derivano da scarti della raffinazione della farina. Vengono aggiunti perché alzano la quantità della fibra nella tabella nutrizionale e danno al prodotto quel tipico colore marrone scuro associato ai prodotti integrali. In questo modo si ottiene una farina ricostituita che assicura sapore e colore “integrale” all’alimento.

Sia chiaro, questi prodotti non sono dannosi o cattivi, ma di certo, unire crusca ad una farina raffinata per ricostituire una “farina integrale”, non rispetta il concetto che per avere effetti positivi sulla salute sia necessario consumare il cereale il più possibile vicino alla sua forma naturale.

Cosa fare allora?

In attesa di una normativa più chiara, abituarsi a leggere le etichette, dove l’elenco degli ingredienti è in ordine decrescente: da quello maggiormente presente a quello presente in tracce.

Scegliere quindi alimenti integrali dove tra i primi ingredienti ci sia una buona quantità di farina integrale che sia di frumento o di farro o derivata da altro cereale, evitare invece quelli che ad esempio contengono farina di tipo 00, e quindi raffinata, tra i primi ingredienti, con aggiunta di crusca o cruschello.

Considerare infine che per molti tipi di prodotti è necessario comunque, per agevolare la lavorazione, usare un mix di farine integrali e raffinate; l’importante è che non siano prevalenti le raffinate, altrimenti di tratterà di un prodotto “pseudo” integrale.

 

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Dott.ssa Adele Tripodi
Biologa Nutrizionista
Specialista in Scienza dell'Alimentazione

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