STUDIO TRIPODI
Dott.ssa Adele Tripodi
Nutrizionista
Specialista in Scienza dell'Alimentazione
 
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Tecnologia a ultrasuoni
per la determinazione
della composizione corporea.

Il peso non e' l'unico indicatore di salute.
E' necessario valutare la composizione corporea, ad esempio un atleta con massa muscolare rilevante potrebbe rientrare
nella fascia sovrappeso.
Un individuo, invece, che rientra nei valori normali, potrebbe essere in sovrappeso o obeso in relazione alla percentuale
eccessiva di grasso corporeo.
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Intraprendere troppe diete e troppo restrittive “fa male”: ecco perché.
25-02-2019

Una vita sana richiede equilibrio: ampie oscillazioni del peso, così come sbalzi pressori o variazioni della glicemia al rialzo, possono causare problemi di salute. Una recente ricerca coreana ha messo in evidenza, grazie a uno studio di oltre 5 anni con sette milioni di persone coinvolte, che l’equilibrio è fondamentale per mantenere uno stato di salute buono.

Lo studio

Il campione importante preso in considerazione dallo studio è stato ottenuto dall’analisi dei dati del sistema assicurativo sanitario nazionale della Corea del Sud.

Le persone coinvolte, secondo il Korean National Health Insurance, nello specifico 6.748.773 individui, non avevano storie patologiche importanti: tutti senza eventi personali né familiari di cardiopatia ischemica, ipertensione, diabete, dislipidemia all’inizio dello studio. Il campione era, quindi, composto da individui in buona salute.

Nell’arco di 7 anni circa, dal 2005 al 2012, i soggetti di studio sono stati sottoposti ad almeno tre controlli clinici con cadenza biennale con registrazione di peso corporeo, pressione sistolica, glicemia a digiuno e del valore di colesterolo totale. Il follow up medio è stato di 5 anni e mezzo e ha dimostrato che, rispetto ai soggetti con valori più stabili, i soggetti che presentavano valori maggiormente fluttuanti di pressione, glicemia, peso e colesterolo, presentavano un aumentato rischio di mortalità (+127%), di infarto (+ 43%) e di ictus (+41%).

E’ bene precisare tuttavia che lo studio effettuato è stato di tipo osservazionale, basato quindi sull’osservazione di dati estrapolati da una banca dati nazionale (quindi della sola popolazione coreana), e che non permette di stabilire una relazione causa-effetto sui fenomeni osservati. Studi simili, condotti comunque su popolazioni di diversa nazionalità, hanno avuto risultati sovrapponibili tanto da rendere quello coreano degno di nota.

Il problema delle diete continue e troppo restrittive

E’ ormai risaputo che l’effetto yo-yo è controproducente, quanti hanno sperimentato diete ferree  arrivando al risultato sperato, ma ricominciando a mangiare con le vecchie abitudini pre-dieta, hanno poi ripreso più chili di quelli persi! Queste fluttuazioni del peso, che avvengono in periodi lunghi post-dieta restrittiva, possono portare a sviluppare seri problemi di salute. Il nostro organismo durante un periodo di dieta di questo genere invia una serie di segnali di allarme dovuti alla carenza di nutrienti.

Per evitare queste carenze, ad una drastica riduzione del peso, il corpo umano reagisce con una riduzione del metabolismo basale, inizia ad intaccare la massa muscolare per ricavare energia; aumenta la resistenza all’insulina per impedire l’uso del poco glucosio circolante, con aumento dello stato infiammatorio generale e rialzo della glicemia ; aumenta il cortisolo, ormone dello stress, con conseguente abbassamento delle difese immunitarie, stimolazione del rilascio di ormoni che fanno aumentare la pressione e maggiore predisposizione alla depressione.

Appena si ricomincia a mangiare normalmente l’organismo, viso il periodo di carestia, vuole incamerare e mettere da parte tutto il cibo che gli forniamo: il cortisolo alto fa anche aumentare l’insulina e questa porta a immagazzinare l’energia sotto forma di grasso. Così la bilancia torna a salire e, soprattutto, peggiora il profilo cardiovascolare, l’accumulo di grasso infatti avviene soprattutto a livello addominale  e, complice lo stato infiammatorio, provoca un rialzo dei valori pressori.

Il saliscendi del peso aumenta quindi l’infiammazione generale e favorisce pure le fluttuazioni di glicemia e pressione. Studi recenti hanno evidenziato che i picchi glicemici possono causare aumento delle probabilità di alterazioni cardiache, attraverso la comparsa di un notevole stress ossidativo ai tessuti  che danneggia alla lunga anche gli organi . Qualcosa di simile succede se è la pressione ad andare troppo su e giù: le ricerche hanno dimostrato che chi ha oscillazioni evidenti dei valori e momenti “occasionali” di ipertensione ha un maggior rischio di angina, ictus, infarto e insufficienza cardiaca. Se la pressione poi è molto variabile, sono più frequenti i danni a tutti gli organi «bersaglio» dell’ipertensione (come cuore, cervello, rene e occhio), sia se gli sbalzi si verificano nell’arco delle 24 ore, sia su tempi più lunghi: la probabilità di ictus cresce del 46 per cento, per esempio, se la pressione massima risulta molto variabile nell’arco di sette visite dal medico.

Alla luce di questo studio è chiaro che una dieta bilanciata, l’adozione di uno stile di vita sano, e l’abbandono dei comportamenti scorretti che hanno portato all’aumento del peso, rappresentano la scelta migliore per il raggiungimento del peso desiderabile ed un buono stato di salute.

Fonte: Corriere della Sera

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Dott.ssa Adele Tripodi
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